Gli 810mila militari italiani catturati dai tedeschi sui vari fronti di guerra, dopo l’armistizio dell’Italia con le forze anglo-americane,  vengono considerati disertori oppure franchi tiratori e quindi giustiziabili se resistenti, come gli ufficiali  trucidati a Cefalonia.

Vengono classificati prima come prigionieri di guerra, fino al 20 settembre 1943, poi come internati militari detti I.M.I., che il Terzo Reich può sfruttare e schiavizzare per i lavori forzati.

A loro la scelta di morire di stenti nella prigionia dei lager e per lo sfruttamento del lavoro coatto militarizzato o combattere da soldati con il “nemico” e con la nascente Repubblica di Salò.

La stragrande maggioranza rifiutò e quella degli IMI fu la prima forma di resistenza non armata.

Fedeltà, dignità, solidarietà di gruppo, antifascismo, marxismo, cattolicesimo, liberismo, patria furono le loro motivazioni.

Allora… siediti che ti racconto una storia.

www.memoteca.it