Quattro mila operai licenziati se il governo non interviene sul costo dell’energia elettrica in Sardegna. Regione in cui il prezzo medio di acquisto è molto più alto rispetto al resto d’Italia. In una settimana di settembre 2009, il prezzo medio di vendita in Italia era  pari al 55.85 €/megavattore (secondo i dati del GEM gestore del mercato elettrico) mentre  in Sardegna si aggirava sui 93,55 euro per MhW . 

La grande industria energivora sarda legata soprattutto al settore primario di alluminio-piombo-zinco e chimica rischia il collasso, perchè dal 17 novembre 2009, scade la misura temporanea di sconto sul prezzo dell’energia, scattata un anno fa. Per di più l‘Europa crede che questa misura, violi le regole della concorrenza e ha aperto una procedura d’infrazione che potrebbe costare fino a 600 milioni di Euro alle imprese. 

Scajola, ministro dello sviluppo economico, insieme a Berlusconi, sceso in campo per le elezioni regionali sarde, pensavano di risolvere il problema con Virtual Power Plant un impianto di generazione virtuale costituito da tanti piccoli impianti di generazione distribuiti sul territorio, attuabile in “n” anni. 

Il Virtual Power Plant, che avrebbe dovuto consentire l’acquisto di energia elettrica a prezzo agevolato, si è rivelato inadeguato e ha spinto il ministro dello sviluppo economico a dichiarare “di avere elaborato una nuova strategia di intervento”  che avrebbe illustrato nella sua visita in Sardegna programmata per il 3 novembre. Visita che il ministro ha poi rinviato per “problemi di salute” a data da stabilirsi.

C’è chi di tempo non ne può aspettare e sono gli operai della Alcoa di Portovesme, in Sardegna, che hanno manifestato a Roma, scontrandosi con le forze di polizia, pur di avere una risposta dal governo che latita senza giustificazione.