Martedì 2 febbraio in più di 100 concessionarie italiane Fiat da Torino a Palermo, i dipendenti all’arrivo, hanno trovato i cancelli sigillati con il nastro bianco e rosso, come sulle scene del delitto dei film. E’ la forma di protesta organizzata dal centro sociale neofascista Casapound.

In alcune sedi i manifestanti hanno occupato simbolicamente la concessionaria, sfoggiando striscioni con la scritta “La Fiat odia l’Italia” e sventolando bandiere del centro sociale. (vedi il video)

Dalla Fiom invece degli applausi arrivano duri rimproveri «È chiaro che si tratta di un’iniziativa volta esclusivamente a farsi propaganda. Non c’entra niente con le lotte dei lavoratori Fiat -spiega il segretario generale Gianni Rinaldini- confondono le acque, le loro finalità sono lontanissime da quelle dei lavoratori».

«Prima fallisce meglio è» spiegano in una nota quelli di Casapound, mentre il coordinatore Marco Racca specifica  «Si tratta di un’azione non violenta… La Fiat vive di aiuti pubblici e, nonostante ciò, ha tradito il nostro Paese e la nostra gente, licenziando e chiudendo le fabbriche per produrre all’estero». 
E’ giusto sperare che fallisca un’azienda che riceve finanziamenti e gode di incentivi dal governo? Incentivi all’acquisto di macchine che saranno sempre di più prodotte all’estero, o meglio da quell’est che gode dei finanziamenti dello stato per il settore automobilistico e di una manodopera che non supera i 500€ mensili. Come a Kragujevac in Serbia, dove Marchionne sta per assumere 1000 operai che riceveranno nuove tute con il marchio Fiat. Sono le stesse tute che la Fiat ha tolto agli operai di Termini Imerese in Sicilia.

Non sarebbe più giusto protestare rivolgendosi a questo governo che è rimasto immobile di fronte alla crisi ?