Le ristrutturazioni di Scajola e Pittoru pagate con denaro pubblico
Redazione Web | 14 Luglio 2010 in Discussione generale |
fonte L’Unità - Claudia Fusani
Le case gliele hanno pagate Anemone e soci. I lavori di ristrutturazione, delle suddette case, glieli abbiamo pagati noi. «Noi» s’intende lo Stato, quindi i cittadini e le rispettive tasse. Le ultime gesta della cricca hanno il sapore acre della beffa che si aggiunge a quello amaro della truffa. La Guardia di Finanza sta ricostruendo il mondo che sta dietro la ormai famosa lista Anemone. Da settimane sente le persone che compaiono nella lista, ricostruiscono il significato di certi nomi e di certi indirizzi, appuntano la tipologia di interventi e chi li ha eseguiti. Sono risaliti a varie ditte subappaltatrici di Anemone - elettricisti, idraulici e altre maetranze - e adesso possono consegnare ai magistrati di Perugia Sergio Sottani e Alessia Tavarnese le risultanze finali.
L’informativa
I lavori eseguiti in nome e per conto dell’ex ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola e per l’ex generale dei servizi segreti Francesco Pittorru, vale a dire nelle case di via del Fagutale (Scajola) e via Merulana e via Poliziano (Pittorru), non solo non sono stati pagati dai diretti proprietari ma, di più, i soldi - qualche milione di euro - è stato caricato su quella grande abbuffata che sono stati i lavori di ristrutturazione della ex caserma Zignani che doveva diventare, e difatti lo è, la sede regina dell’ex Sisde, l’attuale Aisi, il servizio segreto interno. Un mega appalto di Stato ovviamente appaltato alla quasi sconosciuta ditta Anemone che aveva preso il volo, ma nessuno se n’era accorto, con i lavori del Giubileo.
Quello che era un sospetto ha preso corpo in queste ore in una informativa consegnata ai magistrati di Perugia. Una ricostruzione contenuta in due cifre: l’appalto originario della caserma prevedeva una spesa di due milioni di euro; alla fine ne saranno spesi 12, una cifra record. Giustificata da una serie di varianti in corso d’opera. Ma soprattutto - e adesso è chiaro - dal ricarico per la realizzazione degli impianti idraulici ed elettrici delle tre abitazioni, sabbiature e intonaci, lavori di muratura e restauro dei vani bagno e cucina secondo le indicazioni, si presume, della signora Scajola - che l’architetto Zampolini racconta nei verbali essere stata sempre molto assidua durante i lavori - e della signora Pittorru. Oltre alle verifiche documentali e testimoniali, un’ulteriore conferma arriva anche da una specie di riscontro temporale: la lievitazione dei costi della caserma coincidono infatti con gli acquisti delle tre abitazioni.
La storia dei lavori alla caserma Zignani vicino a piazza Zama comincia nell’agosto 2002 quando l’allora generale Mario Mori, n°1 del Sisde, chiede di avere un progetto di massima per valutare come ristrutturare quella sede e i relativi costi. I preventivi sono accettabili: 2 milioni per «ristrutturare un intero fabbricato» e «realizzare opere di sicurezza», e poi un muro divisorio, un ingresso carrabile, nuovi impianti elettrici e idraulici. Dell’appalto si dovrà occupare il Provveditore alle opere pubbliche del Lazio Angelo Balducci. Tra il progetto originario e quello definitivo spuntano fuori altri interventi, laboratori, garage, impianto di allarme, e il valore dell’appalto sale a 3 milioni e mezzo. Giusto per la cronaca, serva dire che la convalida definitiva al progetto - in appena dodici giorni - arriva da uno sconosciouto ingegnere nominato da Balducci come responsabile del procedimento: si chiama Fabio De Santis, elemento di spicco della futura cricca. Il 27 febbraio 2004 Anemone si aggiudica i lavori.
Da questo momento occhio alle date. Il 2 aprile 2004 Anemone versa all’architetto Zampolini i 285 mila euro necessari per l’acquisto dell’appartamento di Pittorru in via Merulana. Il generale è uomo di fiducia al Sisde del generale Mori e segue proprio la logistica del Servizio. Il 15 aprile De Santis convoca una riunione per far modificare il progetto esecutivo di cui il Provedditorato assicura di assumersi gli oneri. I tecnici del Sisde si ribellano, dicono che si tratta di lavori inutili e con eccesivi aumenti di spesa. Solo l’impianto di condizionamento è aumentato del 100 per cento. Ma la pratica della lievitazione del prezzo è avviata. E non più arrestabile. Il 6 luglio 2004 la coppia Anemone-Zampolini realizza il sogno della famiglia Scajola della casa con vista sui Fori con un regalo di 900 mila euro. Il 28 luglio il progetto per la caserma Zignani ha il via libera per un totale di 8 milioni e mezzo che diventeranno 12 a fine ottobre del 2004. I lavori alla Zignani terminano alla fine del 2006. È il tempo del cadeau finale: a giugno 2006 Anemone-Zampolini mettono a disposizione i 520 mila euro necessari per completare l’acquisto della casa in via Poliziano dove ancora oggi risiede il generale Pittorru. Tra un lavoro alla caserma e une revisione del progetto Anemone e soci hanno occupato il tempo con i pavimenti gli stucchi e le sabbiature delle case private. Il tutto a carico del contribuente. I diretti interessati saranno ancora una volta «inconsapevoli».
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